Mini alloggi accessibili

Mini alloggi accessibili

Arredare piccole abitazioni per persone con disabilità

I mini alloggi accessibili sono locali che mettono a dura prova diverse abilità progettuali. Dalla ricerca delle soluzioni più funzionali, all’attenzione al design, fino ad arrivare all’ottimizzazione degli spazi, qualsiasi ragionamento deve seguire logiche strategiche ben precise e nulla può essere lasciato al caso. In passato abbiamo già parlato di arredi accessibili ed oggi ci focalizzeremo sulla valorizzazione di piccoli locali, per renderli ergonomici ed accoglienti.

ANALISI DEI BISOGNI

Questa prima fase è critica, ma essenziale. Per affrontarla è necessario comprendere le esigenze dei singoli utenti e del gruppo. Innanzitutto bisogna analizzare le caratteristiche dei soggetti che abiteranno l’alloggio, per capire quali siano le loro esigenze a livello motorio, cognitivo e psico-comportamentale. Allo stesso modo, è altrettanto importante valutare la composizione del gruppo, per verificare l’eventuale presenza di uno o più operatori, le modalità di partecipazione alle attività e così via.

Quando un alloggio ospita in modo permanente una persona, è piuttosto facile arredarlo nel modo corretto, poiché è sufficiente inserire gli elementi facilitatori di cui ha bisogno, disporre i mobili alle altezze corrette e tenere conto del suo gusto personale.

La situazione, invece, si complica parecchio se:

  • L’appartamento è destinato in pianta stabile a gruppi eterogenei, composti da persone con diversi tipi di disabilità (spesso diametralmente opposte, come ad esempio quelle sensoriali);
  • La casa ospiterà progetti tipo “palestre delle autonomie”, a cui diversi soggetti partecipano a rotazione nell’arco della settimana o del mese;
  • Gli spazi sono risicati e rendono necessarie operazioni come la verticalizzazione dei moduli contenitivi (non accessibile o, nella migliore delle ipotesi, accessibile ma molto costosa, grazie all’uso della domotica).
ACCESSIBILITÀ SENSORIALE

Caratteristiche personali ed eventuali patologie, rendono necessaria la valutazione approfondita di altri aspetti funzionali ed estetici, quali, per esempio, le finiture degli arredi e le tipologie di comando relative alle applicazioni domotiche (qualora previste). La comunicazione aumentativa alternativa nasce come sistema completamente personalizzato. Per questo, ancora una volta, risulta estremamente difficile optare per soluzioni universali. Nel caso in cui l’alloggio sia abitato da persone con disabilità sensoriali differenti, è necessario prevedere diversi tipi di controllo integrato (come quello vocale, visivo e tattile).

Per quanto riguarda il design e l’estetica, in linea generale è bene attenersi alle regole della cromoterapia e scegliere uno stile lineare e minimal.

ACCESSIBILITÀ FISICA

L’altezza di lavoro corretta per qualcuno, può essere errata per qualcun altro. Vediamolo con un esempio pratico. Una cucina comoda per chi è in carrozzina, non rappresenta una soluzione pratica per chi non necessita di questo ausilio e viceversa. Le applicazioni domotiche, che permettono la regolazione in altezza del piano, dei pensili e degli elettrodomestici, sono la soluzione migliore, perché permettono all’ambiente di adattarsi alle necessità di tutti gli inquilini. Visto, però, il loro costo, spesso ci si ritrova costretti a scegliere tra cucina tradizionale e cucina accessibile. In questo caso, abbiamo due suggerimenti per voi. Il primo è quello di valutare soluzioni ibride, che permettano a tutti i membri del gruppo di poter cucinare insieme. Si può prevedere, per esempio, una cucina composta da diversi moduli separati (uno accessibile ed uno standard), dislocati all’interno dello stesso locale e destinati ad usi leggermente differenti. Se all’interno di un singolo alloggio gli spazi non consentono di percorrere questa prima strada, ma sono disponibili varie unità abitative, potrebbe essere utile pensare alcuni alloggi con cucina accessibile ed altri con cucina standard, per destinarli ad utenti differenti. Qualora, invece, sia presente una sola cucina all’interno di uno spazio comune, è utile valutare chi la utilizzerà ed in quale misura. Diverso, infatti, è l’uso di una tisaneria per fare un caffè e riscaldare un pasto, quello di una cucina didattica con finalità terapeutica-occupazionale o ancora di uno spazio in cui quotidianamente debbano essere realizzati pasti completi per il proprio sostentamento.

ANALISI DEI BISOGNI

Questa prima fase è critica, ma essenziale. Per affrontarla è necessario comprendere le esigenze dei singoli utenti e del gruppo. Innanzitutto bisogna analizzare le caratteristiche dei soggetti che abiteranno l’alloggio, per capire quali siano le loro esigenze a livello motorio, cognitivo e psico-comportamentale. Allo stesso modo, è altrettanto importante valutare la composizione del gruppo per verificare l’eventuale presenza di uno o più operatori e così via.

Quando un alloggio ospita in modo permanente una persona, è piuttosto facile arredarlo nel modo corretto, poiché è sufficiente inserire gli elementi facilitatori di cui ha bisogno, disporre i mobili alle altezze corrette e così via.

La situazione, invece, si complica parecchio se:

  • L’appartamento è destinato in pianta stabile a gruppi eterogenei, composti da persone con diversi tipi di disabilità (spesso diametralmente opposte, come ad esempio quelle sensoriali);
  • La casa ospiterà progetti tipo “palestre delle autonomie”, a cui diversi soggetti partecipano a rotazione nell’arco della settimana o del mese;
  • Gli spazi sono risicati e rendono necessarie operazioni come la verticalizzazione dei moduli contenitivi (non accessibile o nella migliore delle ipotesi accessibile ma molto costosa, grazie all’uso della domotica).
ACCESSIBILITÀ FISICA

L’altezza corretta del piano di lavoro per qualcuno, può essere errata per qualcun altro. Vediamolo con un esempio pratico. Una cucina comoda per chi è in carrozzina non rappresenta una soluzione pratica per chi sta in piedi e viceversa. Le applicazioni domotiche che permettono la regolazione in altezza del piano, dei pensili e degli elettrodomestici, sono la soluzione migliore, perché permettono all’ambiente di adattarsi alle necessità di tutti gli inquilini. Visto, però, il loro costo, spesso ci si ritrova costretti a scegliere tra cucina tradizionale e cucina accessibile. In questo caso, abbiamo due suggerimenti per voi. Il primo è quello di valutare soluzioni ibride, che permettano a tutti i membri del gruppo di poter cucinare insieme. Si può prevedere, per esempio, una cucina composta da diversi moduli separati (uno accessibile ed uno standard), dislocati all’interno dello stesso locale e destinati ad usi leggermente differenti. Se all’interno di un singolo alloggio gli spazi non consentono di percorrere questa prima strada, ma siano disponibili varie unità abitative, potrebbe essere utile pensare alcuni alloggi con cucina accessibile ed altri con cucina standard, così da destinarli ad utenti differenti sulla base delle loro necessità. Qualora, invece, sia presente una sola cucina all’interno di uno spazio comune, è utile valutare chi la utilizzerà ed in quale misura. Diverso, infatti, è l’uso di una tisaneria per fare un caffè e riscaldare un pasto oppure quello di una cucina didattica con finalità terapeutica-occupazionale o ancora di uno spazio in cui quotidianamente debbano essere realizzati pasti completi per il proprio sostentamento.

ACCESSIBILITÀ SENSORIALE

Caratteristiche personali ed eventuali disabilità, rendono necessaria la valutazione approfondita di altri aspetti funzionali ed estetici, quali, per esempio, le finiture degli arredi e le tipologie di comando relative alle applicazioni domotiche (qualora previste). La comunicazione aumentativa alternativa nasce come sistema completamente personalizzato. Per questo, ancora una volta, risulta estremamente difficile optare per soluzioni universali. Nel caso in cui l’alloggio sia abitato da persone con disabilità sensoriali differenti, è necessario prevedere diversi tipi di controllo integrato (come quello vocale, visivo e tattile). Per quanto riguarda il design e l’estetica, in linea generale è utile attenersi alle regole della cromoterapia e scegliere uno stile d’arredo lineare e minimal.

ACCOGLIENZA E BENESSERE SOCIO-RELAZIONALE

Prevedere spazi destinati all’accoglienza ed alla socializzazione è essenziale in qualunque ambiente che possa definirsi domestico. Per quanto piccolo sia il locale, è importante garantire la presenza di una piccola area giorno in cui chiacchierare o gustare una bevanda calda. Le persone fragili che vivono all’interno dei mini alloggi protetti, hanno bisogno di uno spazio di vita in cui ospitare amici e parenti, svolgere tutte le attività quotidiane e sentirsi realmente a casa. A questo scopo possiamo giocare con i complementi d’arredo, che ci aiutano anche a personalizzare l’ambiente in base ai gusti di chi lo abita. Tessili, accessori e piante sono i primi elementi a cui pensiamo, ma le possibilità sono veramente infinite.

Coinvolgere gli utenti a cui gli alloggi sono destinati, sarebbe bene fin dalle prime fase progettuali, ma non è sempre possibile. Possiamo e dobbiamo, però, renderli partecipi della scelta degli accessori che li aiutino a dare un tocco più personale, affinché possano sentirsi realmente a casa.